Descrizione
Il Museo Mineralogico Paleontologico e della Zolfara “S.Mottura” di Caltanissetta è uno degli 11 laboratori dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore I.I.S.S. “ Sebastiano Mottura” di Caltanissetta, Istituto Tecnico Industriale con indirizzi tecnici Geotecnico, Elettrotecnico e Meccatronico e Liceo Scientifico Tecnologico. Diretto dal 2012 dalla Dirigente Scolastica Laura Zurli, la scuola è frequentata da un numero di 700 alunni e di 150 tra personale docente , tecnico, amministrativo e ausiliario.
Il laboratorio conserva e custodisce una collezione, unica al mondo, di oltre 3.000 esemplari tra minerali provenienti dalle miniere di zolfo e salgemma siciliane e del resto del mondo, oltre a fossili e reperti della millenaria attività mineraria del centro Sicilia, frutto anche di donazioni, come quella del compianto concittadino dottore Ginevra.
- STORIA DI UNA COLLEZIONE
La storia della collezione di minerali e fossili dell’Istituto di Istruzione Secondaria Superiore ”S.Mottura” di Caltanissetta si intreccia con i grandi eventi della Storia ed ha inizio nel 1861, agli albori dell’unità d’Italia.
In Sicilia, l’estrazione dello zolfo era nel suo pieno splendore. Lo zolfo, infatti, costituiva una risorsa strategica per la produzione della polvere nera (miscela di carbone, zolfo e salnitro), per quella dell’acido solforico utilizzata a fini bellici.
In particolare, dopo la scoperta del metodo Leblanc ,l'uso dell'acido solforico si estese dai candeggianti in polvere alla produzione della soda ; lo zolfo siciliano divenne una materia prima irrinunciabile per l'industria chimica inglese e francese.
L’enorme esportazione di zolfo nascondeva, nel sottosuolo dell’isola, l’arretratezza dei sistemi di coltivazione , l’umiliazione e le violenze sofferte dai minatori e l’elevato numero degli infortuni sul lavoro, spesso, dall’infausto epilogo.
Filippo Cordova, siciliano d’origine e nisseno d’adozione, si era particolarmente distinto per l’impegno antiborbonico nei moti del 1848, sotto il regno dei Savoia, ragion per cui era diventato ministro dell’Agricoltura e Commercio, Ministero dal quale dipendeva il coordinamento delle attività minerarie.
Il Cordova, in accordo con Quintino Sella, valente ingegnere minerario nonchè Segretario generale al Ministero della Pubblica Istruzione e ministro delle Finanze dal 1862, istituì una “Giunta per il miglioramento della coltivazione delle miniere di zolfo e dell’industria sulfifera”1, al fine di riorganizzare l’arcaico mondo minerario solfifero .
Della Giunta, con sede a Palermo, faceva parte la migliore aristocrazia siciliana, proprietaria degli immensi feudi e delle numerose zolfare. Tra i tecnici si annoveravano i nomi di famosi scienziati dell’epoca e, tra questi, spiccavano Gaetano Giorgio Gemmellaro, paleontologo palermitano e Felice Giordano, Ispettore del Regio Corpo delle Miniere.
La giunta propose, sin da subito, i seguenti miglioramenti2:
- la costituzione di un Corpo delle Miniere, così come già operante nelle province sarda e sabauda,
- l’istituzione a Caltanissetta- baricentro indiscusso della produzione zolfifera siciliana- di una scuola per minatori “capomastri” , la prima di tutto il neonato Regno, utile per la formazione ed il reclutamento della manodopera più specializzata
- la realizzazione di una “carta geognostica” della formazione solforifera di Sicilia.
L’arduo compito della fondazione della scuola mineraria venne affidato ad un piemontese taciturno e profondamente religioso, Sebastiano Mottura,ingegnere minerario, collega di Quintino Sella e ,come questi, specializzatosi all’Ecole de Mine di Parigi.
Mottura non si perse d’animo e realizzò a Caltanissetta una delle migliori scuole minerarie d’Europa che formò, per più di un secolo, valenti tecnici minerari.
Il progetto didattico di Mottura prevedeva l’ammissione alla scuola di ragazzi che avessero compiuto il quattordicesimo anno di età e l’articolazione di un corso di studio triennale in un primo anno utile a rafforzare le conoscenze e competenze di base (lettura, scrittura e capacità di calcolo) e in un biennio tecnico organizzato metodologicamente da lezioni frontali, esercitazioni in laboratori e in sito, a diretto contatto con il mondo del lavoro, attraverso periodi di alternanza formazione/lavoro (tirocini) da svolgere in miniera da parte di diplomati provenienti da tutta Italia.
Nel curricolo della scuola, confluiscono le esperienze delle scuole e delle Accademie minerarie fiorite in Europa, tra la seconda metà del Settecento e la prima metà dell’Ottocento,tra cui primeggiano l’Accademia Mineraria di Freiberg (Bergakademie) , l’Ecole de Mine di Parigi e la Scuola Mineraria di Torino fondata dal generale Mario Nicolis di Robilant nel 1752 3.
Tutte le scuole tecniche condividevano alcuni elementi innovativi4:
- l’uso di una intensa didattica laboratoriale: alle scuole erano annessi laboratori di analisi chimiche (docimasy), di meccanica e macchine, di mineralogia con ricche collezioni di minerali e petrografia con campioni di rocce ed altri ancora
- il ricorso a docenti provenienti dal mondo del lavoro
- l’alternanza continua di lezioni e tirocini applicativi sul posto di lavoro
Inoltre, esse condividevano l’insegnamento e la divulgazione di un sapere geologico che sempre più si emancipava, nei suoi fondamenti ideologici sia dal condizionamento religioso, caratteristica principale che lo aveva ,da sempre, contraddistinto.
Così, nella scuola mineraria di Caltanissetta, già dal 1863, fu adottato per gli studenti un curriculo professionalizzante, attraverso lo studio della Mineralogia e Geologia al cui interno erano previste “escursioni di campagna per lo studio dei terreni” cui si aggiungerà, con il R.D. del 1890, l’obbligo di un “tirocinio pratico di un mese presso le miniere più importanti dell’isola” da svolgersi durante il periodo delle vacanze estive.
Insieme alla scuola nacque la "Sala n°4 di Mineralogia e Geologia”. Dai documenti, risulta che già il 31 Dicembre 1866 l'istituto possedeva “campioni di minerali" , inizialmente in numero esiguo ma che, velocemente, aumentarono la loro consistenza numerica.
La collezione venne arricchita dall’acquisto di 1500 specie di fossili di tutte le parti del mondo, ordinati stratigraficamente e sistematicamente, allestita dalla ditta Krantz di Bonn, attiva dalla fine dell'Ottocento nel campo della commercializzazione di oggetti naturalistici.
Certamente significative, negli anni ,le altre donazioni effettuate da docenti e presidi della scuola che erano, per prescrizione normativa del tempo e contemporaneamente funzionari del Regio Corpo delle Miniere, arricchendo la dotazione patrimoniale di proprietà della Scuola.
Un documento del 1895 riporta una spesa rilevante sostenuta per incrementare la strumentazione tecnologica dei laboratori , aspetto ritenuto prioritario per acquisire standard di qualità.
La collezione divenne così cospicua, ricca di pietre e cristalli unici, e seguì la scuola durante i suoi spostamenti da una sede all’altra .
Durante la seconda guerra mondiale, il 9 luglio del 1943, Caltanissetta venne colpita, duramente, dal bombardamento alleato. L’Istituto Minerario fu bersaglio della terribile incursione americana che costò, purtroppo, tante vite umane nella cittadina e, tra le macerie, andarono perduti molti esemplari.
Negli anni ’70, l’Istituto si trasferisce nella nuova ed attuale sede di Viale della Regione a Caltanissetta e, nel 1979, il Museo-Laboratorio continuò ad essere visitato dalle scolaresche e da qualche amatore. La collezione venne riordinata , in maniera scientifica, nel 1981 a cura del mineralogista prof. Bartolomeo Baldanza e del paleontologo prof. Vincenzo Burgio.
I locali che avevano ospitato il laboratorio-museo erano allocati negli scantinati della scuola. In uno spazio di circa 300 metri quadrati erano sistemate, in schiere parallele, le vetrine/teche che spitavano oltre tremila campioni tra minerali e fossili. All’interno della sala adibita a laboratorio museale , erano conservate antiche carte geologiche, modelli di torri di estrazione mineraria, pure, la prima carta geologica della Sicilia realizzata dallo stesso Sebastiano Mottura e, ancora, pannelli illustranti le condizioni di lavoro nelle miniere ed altro ancora.
A Dicembre 2012, il Museo è stato trasferito nei nuovi locali realizzati dalla Provincia Regionale di Caltanissetta, adiacenti all’Istituto scolastico “S.Mottura” e assegnati per le attività didattico-culturali all’Istituto “S.Mottura” con apposita convenzione e per proseguire l’opera di divulgazione e valorizzazione della memoria storica evocativa del passato minerario del nostro territorio.
I locali del nuovo laboratorio-museo, la cui pianta si ispira ai cristalli esagonali di aragonite, sono parzialmente completi; solo il piano terra, infatti, è stato completato ; il piano seminterrato ed il primo piano sono, ancora, incompleti.
Seppure incompleto, gli ampi spazi espositivi, con oltre 600 metri quadri di superficie disponibile, hanno permesso la valorizzazione delle collezioni mineralogiche e minerarie mentre, ancora, in allestimento è quella dei fossili. Grazie agli sforzi del personale scolastico tutto, il Laboratorio è fruibile a persone note e meno note, persone comuni e scolaresche. Le visite fungono da valida leva strategica e orientativa per le iscrizioni ai Corsi d’Indirizzo geotecnico, meccanico-meccatronico, elettronico-elettrotecnico , Liceo scienze applicate.
Sono stati ospiti illustri del Mottura il papà di Nicholas Green, lo sfortunato bimbo ucciso, casualmente, in una sparatoria in Italia; il figlio e il nipote dell’attore Antony Quinn che fu l’attore protagonista di un film girato nelle miniere di Sicilia , Chico Florio della dinastia dei Florio ma, anche, altri eredi di casate gentilizie , alte Autorità statali , persone comuni, famiglie e piccoli allievi appassionati delle gemme e delle rocce della terra .
2. LA COLLEZIONE MINERALOGICA
In Sicilia, nelle province di Caltanissetta, Agrigento, Enna (Sicilia Centrale) sono presenti grandi depositi di zolfo (“solfare”) che furono la principale risorsa economica di queste province durante il XIX e il XX secolo. Tali giacimenti appartengono a una formazione sedimentaria, affiorante in Sicilia Centrale, nota come “serie gessoso-solfifera”. Tale formazione è costituita da sedimenti evaporitici primari e secondari di età miocenica superiore (Messiniano). Le evaporiti si formano per la deposizione dei sali disciolti nell’acqua marina, in seguito a fenomeni di intensa evaporazione. In particolare, le evaporiti siciliane si sono deposte circa 6 milioni di anni fa (nel Messiniano), durante la crisi di salinità del Mediterraneo, quando a seguito della collisione continentale tra la Placca Eurasiatica e la Placca Africana, si chiuse la connessione (Stretto di Gibilterra) tra l’Oceano Atlantico e il Mar Mediterraneo che quindi si trasformò in un bacino chiuso.
Il Mediterraneo venne così ad essere isolato; tale isolamento venne aggravato da una diminuzione globale del livello delle acque marine causate da una fase glaciale, che trasformò parte delle acque stesse in ghiacci.
E’ in questo periodo che si formano quelle rocce, conosciute con il nome di “Tripoli”, che affiorano diffusamente nell’area del centro Sicilia e che sono costituite dall’accumulo di microscopiche alghe unicellulari a guscio siliceo, chiamate diatomiti , che si ritrovano spesso associate a radiolari e foraminiferi.
Questi organismi sono indicatori di un netto raffreddamento e di una scarsa ossigenazione delle acque del Mediterraneo; il cambiamento climatico e delle qualità delle acque marine determinò una diffusa moria dei pesci, che oggi è possibile ritrovare fossili nel Tripoli.
L’abbondante contenuto di materia organica, scarsamente decomposta, costituì la materia prima per la formazione di idrocarburi (da gas metano a bitume) che in sottosuolo sono associati con il Tripoli.
L’isolamento del Mediterraneo nel frattempo continuava; in assenza di rifornimento dall’Atlantico, l’evaporazione delle acque marine cominciò a ridurre drasticamente il livello del mare. I sali disciolti nell’acqua marina passarono dalla concentrazione normale del 3,5% ad una del 30%, simile a quella che oggi si riscontra nel Mar Morto.
Nel Messiniano il tenore dei sali crebbe così tanto che, gli stessi,dalle acque incominciarono a precipitare sul fondo del mare.
L’ordine con cui i sali precipitano dalle acque marine non è casuale. Si ha, in successione, la precipitazione dei Carbonati, quando il volume iniziale del liquido si riduce del 50.
Successivamente, avviene quella dei Solfati (come il gesso), quando il volume iniziale si riduce dell’80; poi, precipitano i Cloruri (come il cloruro di sodio), quando il volume iniziale è ridotto del 90. Si depositano, infine, una serie di sali detti Sali Potassici, come il cloruro di potassio, il cloruro di magnesio ed altri ancora.
Come si evidenzia ,lo zolfo non figura tra i minerali precipitati dalle acque marine.
La sua formazione è, infatti ,secondaria. Sulla sua origine, fin dai secoli scorsi, si è a lungo dibattuto. Oggi, la teoria più accreditata vede lo zolfo formarsi per trasformazione chimica (riduzione) del solfato che costituisce la roccia gessosa, con formazione intermedia di solfuri e successiva ossidazione di quest’ultimi da parte di acque ricche in CO2.
Tali fluidi circolanti hanno costituito il giusto supporto per lo sviluppo di colonie di batteri di tipo anaerobico, con capacità di ridurre i solfati a Zolfo.
La presenza dello zolfo, quando lo stesso non affiora, è segnalata dalla scaturigine di sorgenti di acqua sulfurea (acqua “mintina” in siciliano), facilmente riconoscibile per il caratteristico odore di uova marce e per il colore biancastro dei suoi depositi.
Le stratificazioni della Serie Gessoso Solfifera, dopo la formazione, sono stati intensamente deformati nel tempo geologico, cosicchè i giacimenti di zolfo si presentano molto discontinui e frammentati e dislocati in strati inclinati o con giaciture contorte o verticali.
Nel Museo, sono raccolti splendidi esemplari dei minerali e campioni di rocce della Serie “Gessoso-solfifera” Di seguito si riporta una scheda dei principali minerali della serie gessoso-solfifera
Calcite (CaCO3)
Assai comune in tutti i giacimenti, di solito ha abito scalenoedrico o romboedrico. Si trova nelle cavità dei calcari, e talvolta forma belle stalattiti, sulle quali si possono trovare cristalli incolori di celestina. In alcuni casi essa è associata a zolfo cristallizzato formatosi su/con la calcite. Esemplari di zolfo ricoperti in parte da druse di piccoli cristalli di calcite possono essere molto estetici. Occasionalmente la calcite riveste completamente o sostituisce in parte o totalmente l’aragonite in grossi cristalli pseudoesagonali, formando esemplari assai eleganti e vistosi5.
Aragonite (CaCO3)
Nella maggior parte delle miniere siciliane, l’aragonite era molto meno abbondante del suo dimorfo, la calcite: tuttavia esse hanno prodotto stupendi esemplari, probabilmente i migliori del mondo per questa specie, talvolta in eleganti associazioni con zolfo cristallizzato. I cristalli, sempre geminati con abito pseudoesagonale, possono essere bianchi ovvero vitrei, incolori, verdolini o azzurrini, spesso fluorescenti alla luce ultravioletta. Tra le località più famose per l’aragonite ricordiamo le miniere di Cianciana e quella di Giumentaro6.
Celestina ( Sr SO4)
Questo solfato di stronzio è piuttosto comune nei giacimenti sedimentari, e si trova in grande abbondanza in quelli delle miniere siciliane, a volte in banchi di molti metri di spessore, tanto che talvolta essa fu utilizzata come minerale industriale. I cristalli più comuni sono incolori, vitrei o lattiginosi, talvolta di dimensioni notevoli, fino a 20 cm di lunghezza. Diverse miniere (Canicassè presso Delia, Muculufa e La Grasta, tutte in provincia di Caltanissetta) hanno prodotto celestina azzurra, talvolta in grossi e tozzi aggregati cristallini. La miniera Floristella è stata di gran lunga la più prolifica fonte di celestina cristallizzata; oltre a splendide druse di cristalli centimetrici, questa miniera ha prodotto stalattiti fino a 30 cm, coperte di cristalli limpidi. Celestina concrezionata non era insolita anche in altre miniere. I cristalli di celestina della Sicilia sono molto ricchi di forme.
Gesso ( Ca SO4. 2H2O)
Il gesso fu il primo minerale a precipitare nelle evaporiti e si trova frequentemente in ampi affioramenti bianco-grigiastri nella Sicilia centro-meridionale. Nei giacimenti di zolfo, e particolarmente nelle cavità entro le quali i cristalli di gesso potevano crescere liberamente, si sono formati grandi e bei cristalli limpidissimi, talvolta associati a zolfo che in alcuni casi è incluso nel gesso. Poiché questo minerale è fragile e delicato, gli esemplari possono danneggiarsi facilmente. Pertanto campioni freschi ed estetici di gesso non sono frequenti nelle collezioni. Cianciana probabilmente produsse gli esemplari migliori di gesso in cristalli limpidissimi, spesso associati a zolfo. Druse di cristalli prismatici allungati si trovavano anche in altre miniere. Il gesso delle zolfare presenta un numero limitato di forme cristallografiche. Spesso i cristalli hanno facce ricurve e abito lenticolare, e frequentemente mostrano la tipica geminazione “a coda di rondine”7.
Hauerite ( MnS2)
Questo solfuro di manganese fu scoperto a Kalinka nell’allora Ungheria (oggi Slovacchia) nel 1846, ed è stata segnalata in poche altre località mondiali. Indubbiamente i cristalli migliori e più abbondanti sono quelli provenienti dalla Miniera di Destricella, a Raddusa in provincia di Catania, e raccolti a 50 m di profondità in un banco di argilla.
Si trattava, per lo più, di cristalli isolati, da pochi millimetri a 4 cm, di colore da bruno scuro a nero, con abito ottaedrico, cubottaedrico, e talvolta con facce di altre forme. Più raramente sono stati segnalati esemplari più grandi, spesso incompleti o costituiti da più individui. Tra la fine dell’Ottocento e i primi anni del Novecento l’hauerite di Destricella era abbastanza abbondante, ma la maggior parte dei cristalli fu acquistata da commercianti stranieri, che rifornirono abbondantemente i musei di tutto il mondo e molte collezioni private. Oggi non rimangono che poche tracce di questa vecchia miniera, e i cristalli di hauerite possono essere annoverati tra i classici della mineralogia italiana, reperibili solo nelle vecchie collezioni8.
Zolfo (S)
Lo zolfo cristallizzato era comune, e a volte molto abbondante, nella maggior parte delle miniere. I cristalli, che possono raggiungere molti centimetri e occasionalmente anche 15-20 cm, normalmente hanno facce lisce e lucenti, ma talvolta alcune facce possono essere ruvide a causa di fenomeni di crescita o di dissoluzione secondaria. Il colore prevalente è il tipico giallo limone dello zolfo, ma non mancano cristalli verdolini o ambrati. I cristalli provenienti da geodi contenenti materiale bituminoso sono brunicci per ricoprimenti e inclusioni di questa sostanza, che a volte cola letteralmente dalla matrice. Le forme cristalline dominanti sono le bipiramidi rombiche, i prismi e i pinacoidi in varie combinazioni, anche se talvolta si incontrano cristalli con abito bipiramidale molto acuto, e cristalli tabulari. Un abito cristallino non comune e ricercato dai collezionisti comporta uno sviluppo maggiore di quattro facce della bipiramide rispetto alle altre quattro: viene così simulato un abito bisfenoidale, che in effetti non è ammissibile per lo zolfo. Campioni di zolfo, spesso associato ad aragonite, calcite o gesso, proveniente dalle famose miniere di Cianciana,
Cozzodisi, Racalmuto e molte altre, sono certamente da annoverarsi tra gli esemplari più estetici9.
2.2. La collezione di archeologia industriale
Gli affioramenti di zolfo nelle aree centro meridionali della Sicilia dovettero essere notati fin da tempi remoti. Seppure non esistono tracce scritte, recenti scavi archeologici in contrada Montegrande tra Agrigento e Palma di Montechiaro, sembrano aver individuato le prime testimonianze concrete di una certa attività mineraria, risalenti al periodo greco.
In epoca romana l’attività estrattiva del minerale solfifero in Sicilia, è documentata da reperti come le “tabulae sulphuris”, conservate nei musei di Palermo ed Agrigento, che dimostrano come già alla fine del II secolo d.C. esistevano miniere imperiali, dove lavoravano schiavi e delinquenti comuni10.
Le “tabulae” sono delle lastre di terracotta che recano iscrizioni a lettere rilevate e rovesciate che corrono da destra verso sinistra; esse costituivano il fondo dei contenitori che contenevano il minerale fuso, affinchè rimanesse impresso sui pani di zolfo il nome della miniera o del proprietario. Nel periodo che va dal IX al XI secolo, durante la dominazione araba in Sicilia, si evince che si effettuava estrazione di zolfo.
In ogni caso, si può affermare con certezza che lo sfruttamento sistematico dello zolfo in territorio siciliano non sia iniziato prima del 1580-1600. Infatti, a quell’epoca, le borgate siciliane, vicine alle aree interessate da affioramenti mineralizzati a zolfo, nel giro di pochissimo tempo, si trasformarono in veri e propri paesi, a causa dell’arrivo di persone occupate nel lavoro minerario.
Ma è a partire dal ‘700 che, con la nascita della civiltà industriale in Europa, aumenta la richiesta di zolfo.
Inizialmente, il minerale veniva utilizzato essenzialmente per la fabbricazione della polvere pirica e per la preparazione dei fiammiferi (zolfanelli). Con la scoperta nel 1736 di un nuovo metodo di preparazione dell’acido solforico, di cui si faceva ampio uso nell’industria tessile, la richiesta di zolfo cominciò a crescere.
Tale richiesta era destinata a crescere ulteriormente nel 1787, con i nuovo metodi di produzione di soda artificiale, che facevano largo uso dell’acido solforico.
Imbarcato nei porti di Porto Empedocle, Licata e Catania, lo zolfo veniva spedito in Francia ed in Inghilterra.
Dal XVIII secolo, si rileva in Sicilia la presenza di miniere di zolfo coltivate secondo le regole dell’arte mineraria. Da quel momento in poi, l’estrazione dello zolfo divenne una delle attività economiche principali del centro Sicilia.
All’inizio del XIX secolo, le coltivazioni minerarie iniziarono a diffondersi su tutto il territorio e da una richiesta di poche migliaia di tonnellate annue di zolfo si passò a milioni di tonnellate estratte, nel giro di pochi decenni.
L’industria chimica europea e quella americana, in quel preciso periodo storico, dipendevano esclusivamente dallo zolfo siciliano: Caltanissetta ed Agrigento erano il cardine del mercato chimico mondiale.
Con l’avvento delle macchine a vapore, venne rivoluzionata la tecnologia applicata all’estrazione mineraria.
La produzione di zolfo aumentò così rapidamente che si originò una prima crisi di sovrapproduzione. Per tutto il secolo, nonostante alti e bassi della produzione dovuti sia alla concorrenza della pirite (Solfuro di ferro: altro minerale contenente zolfo) che alla trasformazione del metodo di produzione della soda artificiale, la Sicilia mantenne il monopolio mondiale.
L’inizio del secolo XX costituisce l’apice ad allo stesso tempo l’inizio del declino dell’attività mineraria siciliana.
Fino al 1904 lo zolfo siciliano costituiva il 91% della produzione mondiale, ma nel 1906 la situazione cambia radicalmente. Vengono scoperti infatti negli Stati Uniti, in Louisiana e nel Texas, grossi giacimenti di zolfo ai quali viene applicato un nuovo metodo di estrazione del minerale dal sottosuolo, denominato Frasch, dal nome del chimico tedesco Hermann Frasch11.
Con questo metodo il minerale caratterizzato, al contrario di quello siciliano, da una stratificazione continua ed uniforme, veniva estratto attraverso una semplice perforazione del suolo e la contemporanea fusione per mezzo di vapore iniettato nel sottosuolo, unitamente ad aria compressa. Il minerale fuso risaliva in superficie con una purezza del 99,5 %.
La concorrenza crebbe enormemente, togliendo alla Sicilia il monopolio fino ad allora detenuto e facendo precipitare il settore in una crisi che si rivelò irreversibile.
Solo le continue sovvenzioni dello Stato, unitamente allo sfruttamento ed i bassi salari delle maestranze che lavoravano in miniera e, ancora, l’assoluta mancanza di norme di sicurezza, determinavano una grossa economia sulle spese di estrazione del minerale e permettevano ai proprietari delle miniere siciliane di sopravvivere alla concorrenza dello zolfo americano.
L’attività mineraria, grazie alle due guerre mondiali che stimolarono lo sfruttamento autarchico delle risorse nazionali, continuò tra alti e bassi durante la prima metà del ‘900.
Durante gli anni ’50, la vendita dello zolfo siciliano ebbe l’ultimo rialzo, grazie ad un embargo della vendita di zolfo americano, dovuto alla guerra di Corea.
Fu l’ultimo vero momento di grande attività estrattiva, quasi il canto del cigno delle miniere siciliane. L’adozione di un giusto salario per i minatori e le maestranze, l’utilizzo di norme minime di sicurezza nello scavo in sottosuolo e l’approfondimento dei giacimenti siciliani portarono ad un rapido aumento del costo dello zolfo rendendo antieconomica l’estrazione del minerale, decretando la chiusura di tutte le miniere, via via, fino agli anni ‘80, nonostante il settore estrattivo fosse stato demanializzato nel 1963 con la creazione dell’Ente Minerario Siciliano.
Oggi, lo zolfo si ottiene dalla raffinazione del greggio estratto dai pozzi petroliferi.
I reperti e la strumentazione raccolta in Museo, permettono di approfondire insieme ai visitatori lo sviluppo della tecnologia estrattiva.
In museo si è iniziata un azione di recupero di attrezzature, carte, schemi e di una vasta documentazione fotografica connessa all’attività mineraria quale valido supporto all’intera azione didattico-formativa-professionalizzante .
2.3. La collezione paleontologica
La collezione paleontologica del Laboratorio Museo venne costituita nel 1870 con l’acquisto di 1500 specie di fossili di tutte le parti del mondo, ordinate stratigraficamente e sistematicamente, allestita dalla ditta Krantz di Bonn, attiva alla fine dell'Ottocento nel campo della commercializzazione di oggetti naturalistici.
Tale collezione sistemata dal paleontologo V.Burgio del’Università di Palermo negli anni ‘ 80 è ancora in possesso del Laboratorio, ma non è fruibile per l’attività didattica.
Completa l’originaria collezione una serie di reperti fossili databili all’ era Primaria e al Quaternario della Sicilia.
A tale originaria collezione si è aggiunta la donazione nel 2014 della collezione di fossili del dr. geologo Ginevra, residente a Firenze e originario di Caltanissetta, donata generosamente dalla famiglia del compianto concittadino e valente professionista .
3. ATTIVITA DEL MUSEO
L’attività del Laboratorio Museo si articola tra le lezioni in laboratorio per gli allievi del corso Geotecnico del III° , IV° e V° anno e le attività di apertura e promozione del patrimonio mineralogico e paleontologico della collezione.
In merito al primo campo di attività, vengono tenute in laboratorio tutte le attività di classificazione e riconoscimento di minerali e rocce per gli alunni del corso Geotecnico .
Le attività di apertura e promozione del patrimonio mineralogico e paleontologico della collezione possono essere suddivise a loro volta in due principali settori di attività:
- L’attività museale per gli allievi e per i progetti del nostro Istituto
- L’ attività museale rivolta per utenti
L’attività museale per gli allievi e per i progetti del nostro Istituto
Vengono tenute lezioni di Scienze della Terra per gli allievi del biennio e del triennio sia dell’ITI che del Liceo Scientifico-Tecnologico dell’Istituto,. Viene svolta in Museo l’attività di orientamento interno dei ragazzi del Biennio.
L’ attività museale rivolta per utenti esterni. Il numero delle visite
Vengono effettuate visite del Museo per gli allievi delle scuole della Provincia di Caltanissetta e siciliani in genere di ogni ordine di età e grado.
Inoltre, vengono effettuate visite guidate del Museo per visitatori esterni, avventori qualunque, appassionati etc…
Si registra un numero medio di visitatori annui di circa 3000 unità.
Il 90% dei visitatori è costituito da alunni delle scuole primarie e secondarie siciliane. Il restante 10% è costituito da appassionati mineralogisti che desiderano ammirare da vicino gli splendidi campioni delle miniere siciliane e da un ristretto numero di turisti, usciti fuori dai soliti circuiti turistici costieri siciliani.
All’attività di divulgazione viene affiancata un’ attività di ricerca scientifica; tale azione si esplica attraverso convenzioniscientifiche con altri Musei ; in particolari il Museo ha attivato convenzioni scientifiche con:
- Museo Geologico “G.G.Gemmellaro” Università di Palermo
- Museo Mineralogico e Geologico del Dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche ed Ambientali dell’Università di Catania
- Museo Scienze Naturali e della Fauna dell’Università di Messina
- Università Kore di Enna – Cattedra di Storia dell’Arte e Archeologia Romana
- Museo Mineralogico e Minerario Istituto “B.Lotti” Massa Marittima
- Museo Mineralogico e Minerario Istituto “G.Asproni ” Iglesias
- Museo Mineralogico e Minerario Istituto “U.Follador ” Agordo
- Museo dello Zolfo Tarnobrzeg Polonia
Vengono organizzate regolarmente mostre scientifiche; di seguito un elenco delle principali
Mostre
2015 - 18 Ottobre – 25 Ottobre Le Vie del sale 3000 visitatori
2016 - 5 Novembre – 19 Novembre Memorie di Miniera 3000 visitatori
2016 – 16 Ottobre-23 Ottobre I Minerali nella nostra vita 3000 visitatori
2017 - 7 Ottobre – 11 Novembre Orologi Solari e Meridiane di Sicilia 2000 visitatori
2017 - 15-25 Febbraio “Migranti, la sfida dell’incontro” 3.000 visitatori
2018 - 4 Ottobre - 6 Ottobre - “La Grande Guerra” - 1000 visitatori
2023 - 19-20 Maggio “Da una missione nasce una scuola” 1000 visitatori
2024 - 23-24 Novembre – Sebastiano Mottura: Un innovatore ante litteram” 800 visitatori
Dopo gli anni duri del Covid, che hanno imposto severe limitazioni per la sicurezza e l’incolumità di tutti, la Scuola ha festeggiato i 161 anni dalla fondazione, anche, con una serie di convegni ed un annullo filatelico da parte di Poste Italiane.
Il Museo-Laboratorio è fonte di ispirazione per giovani e adulti: gli alunni partecipano a numerosi concorsi indetti da Associazioni come la Dante Alighieri e/o altri Enti ,raggiungendo lusinghieri traguardi e premi.
Autori del testo descrittivo: La Dirigente Scolastica Prof.ssa Laura Zurli e il Referente del Museo/Laboratorio Prof. Enrico Curcuruto
NOTE BIBLIOGRAFICHE
1 CURCURUTO E. - Earth Science and educational activities at Mineralogical and Paleontological Museum “Sebastiano Mottura” in Caltanissetta - Quaderni del Museo Geologico Gemmellaro Volume 8 pp 115-125 , 2005
2 Idem
3 CURCURUTO E. La collezione mineralogica e paleontologica dell’Istituto “S. Mottura ” di Caltanissetta, Archivio Nisseno – Anno VI, n°11 , 2011
4 Idem
5 CURCURUTO E. La collezione mineralogica e paleontologica dell’Istituto “S. Mottura ” di Caltanissetta, Archivio Nisseno – Anno VI, n°11 , 2011
6 Ibidem
7 Ibidem
8 Ibidem
9 Ibidem
10 Ibidem
11 Ibidem
Modalità d'accesso
Il laboratorio, per la sua unicità e per il suo valore didattico e scientifico, è stato reso fruibile alle scolaresche italiane ed estere ed al pubblico più ampio e le visite sono guidate, in modo assolutamente volontaristico, dai docenti del corso geotecnico (ex minerario).
Il laboratorio è visitabile, accompagnati da personale scolastico, compatibilmente con le attività didattiche quotidiane, dal lunedì al venerdì dalle ore 9.00 alle ore 13.00, previa apposita richiesta da inviare alla mail della scuola- clis01200p@istruzione.it- e dopo avere ricevuto conferma stesso mezzo o telefonica al 0934 591280,indirizzando la richiesta alla Dirigente Scolastica e ai docenti proff. Curcuruto Enrico, Mastrosimone Pasquale e Calabrese Francesco.
Al di fuori delle giornate indicate , la visita deve essere concordata previa richiesta, inviata in tempo utile, sia per motivi organizzativi sia di sicurezza.La richiesta potrà essere evasa, compatibilmente ,con l’organizzazione scolastica e la disponibilità della Scuola. Non è previsto alcun biglietto di ingresso.
Indirizzo
Punti di contatto
Ultimo aggiornamento: 14 agosto 2026, 11:34